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Il concetto di regione transfrontaliera e la proposta iugoslava del
novembre 1952 per la soluzione della questione di Trieste Osvaldo Croci Il concetto di regione autonoma transfrontaliera fa parte
di una riflessione, analitica e normativa, che rimette in causa la tradizionale
divisione territoriale e politica del mondo in stati sovrani. Tale riflessione
ritiene che sia necessario andare al di là del concetto di stato-nazione verso
nuove forme di organizzazione. Secondo tale riflessione, lo stato sovrano è
diventato anacronistico e persino pericoloso perchè da un lato esso si rivela
incapace di affrontare e risolvere problemi di natura globale sempre più gravi,
primo fra tutti quello ecologico, per i quali non esistono soluzioni
strettamente nazionali. Dall'altro lo stato-nazione si rivela sempre più
insensibile alle particolarità regionali, al legittimo desiderio delle comunità
locali di decidere del proprio destino soprattutto per quanto riguarda i
problemi strettamente locali. Le origini di questa riflessione possono essere
ricondotte al pensiero di Proudhon ma la formulazione più avanzata è stata
elaborata negli gli scritti di un gruppo di intellettuali francesi e svizzeri,
conosciuti sotto il nome di "federalisti integrali." É comunque noto
che almeno alcune delle idee dei federalisti integrali sono passate nella
pratica politica europea. Basti pensare, da un lato alla formazione e allo
sviluppo della Comunità Europea e dall'altro al decentramento operato da vari
stati europei, anche se bisogna notare che nella maggior parte dei casi le
regioni così costituite erano intese soprattutto come aree amministrative. Il
concetto di una "Europa delle Regioni" poi, sebbene in maniera ancora
confusa, è oggi diventato il grido di battaglia di tutti quei movimenti
regionalisti che fino a ieri reclamavano la separazione e l'indipendenza (si
pensi al Partito Nazionale Scozzese ai movimenti corsi, bretoni, baschi, e in
Italia alla Lega Nord). Il concetto di regione
transfrontaliera parte dal presupposto che esistono delle entità territoriali,
culturali, storiche e economiche che si ritrovano, a causa di vicende storiche
a cavallo della frontiera fra dues stati diversi. Il caso più palese è quello
dei paesi baschi, ma ne esistono anche in Italia: la Val d'Aosta-Savoia, l'Alto
Adige-Tirolo, e la Venezia-Giulia-Slovenia-Croazia. L'obiettivo dei federalisti integrali e di molti movimenti
regionali è quello di riunire quello che gli stati hanno diviso, o si sono
divisi, in una nuova Europa delle Regioni, in cui le regioni non sarebbero più
intese come divisioni amministrative e in qualche caso con limitati poteri
legislativi, come quelle che esistono oggi all'interno di molti stati europei,
ma come comunità che si autodefiniscono, che decidono cioè in maniera
independente la loro esistenza. L'idea di una regione
transfrontaliera nella Venezia-Giulia intesa come regione storica e che quindi
comprende parte dell'odierna Slovenia e Croazia non é nuova. Essa appare per la
prima volta nel contesto delle negoziazioni per la risoluzione del problema di
Trieste nel dopoguerra, ed è, cosa che potrebbe sembrare sorprendente, un'idea
che fu avanzata dal governo iugoslavo. Nel Novembre del 1951 il
governo italiano, su insistenza degli americani, e quello iugoslavo
intrapresero delle "conversazioni" per cercare di trovare una
soluzione al problema di Trieste. De Gasperi volle chiamarle
"conversazioni" e si rifiutò di usare il termine
"negoziazioni" perchè in quel periodo egli insisteva a non voler
negoziare direttamente con gli Iugoslavi ma voleva che fossero gli alleati, e
gli americani in particolare, a risolvere il problema in maniera favorevole
all'Italia. Tali
"conversazioni" si svolsero a New York tra una seduta e l'altra
dell'Assemblea Generale delle Nazioni Unite e furono condotte dal diplomatico
Gastone Guidotti e da Aleš Bebler, che erano i rappresentati dei due paesi
presso le Nazioni Unite. La posizione italiana che era stata sviluppata qualche
anno prima da De Gasperi era che il cosiddetto Libero Territorio di Trieste --
che non era mai stato formato dal momento che le due zone che lo dovevano
costituire erano rimaste una sotto l'amministrazione alleata (zona A), e
l'altra sotto quella iugoslava (zona B) -- fosse diviso secondo quella che egli
chiamava "la linea etnica continua."
Bebler sosteneva, a nome del governo iugoslavo, che tale linea etnica
continua non esisteva, e che praticamente a est di Monfalcone esisteva solo
territorio abitato da slavi anche se era vero che su questo territorio si
trovavano insediamenti, come Trieste e altri paesi costieri della zona B,
abitati da italiani o in prevalenza da italiani. Egli presentò tre
controproposte fra cui gli italiani avrebbero potuto scegliere a piacere. Non so se l'ordine in cui egli le presentò
fosse anche l'ordine di preferenza del governo iugoslavo, ma non credo si
farebbe un grosso errore a pensare di sì. La prima proposta era quella di
dividere il territorio conteso in maniera tale che l'Italia concedesse alla
Slovenia un corridoio nella baia di Muggia e più precisamente a Zaule (tra
Muggia e Trieste), dove la Slovenia avrebbe potuto costruire un porto. La costa
slovena infatti finisce poco a sud di Pirano alla foce del fiume Dragogna. Il
resto della costa istriana appartiene alla Croazia. In cambio l'Italia avrebbe
ricevuto una striscia di territorio costiero in zona B fino a Capodistria
inclusa. La terza soluzione era una
spartizione del territorio lungo l'esistente confine tra la zona A amministrata
dagli alleati e la zona B amministrata dagli Iugoslavi con uno scambio di
garanzie reciproche sulla tutela delle minoranze e la costituzione di un porto
franco a Trieste. Questa incidentalmente fu poi la soluzione a cui si arrivò
dopo molte vicende, disordini e purtroppo anche vittime, tre anni dopo
nell'Ottobre del 1954. Anzi, la soluzione del 1954 ritoccò tale divisione a
favore della Iugoslavia, anche se si trattò solamente di un fazzoletto di
terra. Quella che ci interessa
nel contesto del tema di questa sera, fu la seconda soluzione proposta da
Bebler e cioè la possibilità di una amministrazione congiunta, italiana e
iugoslava delle due zone, soluzione che egli chiamò "condominio" ma
che sembra corrispondere, anche se in maniera un pò vaga al concetto di
"regione transfrontaliera".[1] Le ragioni per cui dico
questo è che gli iugoslavi spiegarono in altre sedi, e più precisamente in
alcuni articoli scritti da economisti e politici sulla rivista Review of
International Affairs, una pubblicazione del governo iugoslavo, che cosa
intendessero con il termine "condominio" (dopotutto il termine
"regione transfrontaliera" non era ancora stato inventato ma il
concetto mi sembra fosse lo stesso). Si può anche affermare che le intenzioni
iugoslave erano oneste. Si trattava, in altre parole di una proposta seria e
non di quello che i francesi chiamano ballon d'essai. L'obiettivo della proposta
iugoslava era quello -- e qui cito alcuni passaggi dagli articoli che ho appena
menzionato -- "di permettere alla città di Trieste di tornare a occupare
il suo ruolo tradizionale di porto dell'Europa Centrale", di mantenere
l'unità economica della regione ora divisa, di "difendere gli interessi
dei suoi abitanti, promuovere il loro progresso economico e quello degli
abitanti del retroterra triestino". Il progetto prevedeva una
amministrazione congiunta del territorio da parte dell'Italia e della
Iugoslavia, ma in qualche occasione si fece anche il nome dell'Austria. Tale amministrazione avrebbe dovuto basarsi
su un sistema di "larghe autonomie e autogoverno da parte della
popolazione locale" (in qualche occasione fu usato il termine inglese di
"home-rule") tale da creare, o forse sarebbe stato più giusto dire
ricreare, "una piccola ma genuina comunità locale". Gli iugoslavi
pensavano anche (o forse sarebbe meglio dire gli Sloveni, in quanto tale
progetto sembra essere stato elaborato dagli Sloveni all'interno del governo
iugoslavo) che l'amministrazione congiunta del territorio in un quadro di
larghe autonomie locali avrebbe anche "facilitato lo sviluppo generale
della cooperazione tra l'Italia e la Iugoslavia dal momento che ciò sarebbe
diventato anche loro interesse".[2]
De Gasperi ritenne però
che, e quelle che seguono sono le sue parole, "lungi dal favorire
un'amichevole soluzione del problema ... questo progetto condurrebbe
all'esasperazione dei contrasti interni fra i due gruppi etnici ed a una
continua lotta politica imperniata su tali contrasti: il che avrebbe come
conseguenza di rendere acuti e permanenti anche i contrasti tra i due paesi
confinanti".[3] Qui due
commenti mi sembrano necessari. Primo, De Gasperi considerò tale soluzione
proposta dagli iugoslavi come un qualcosa di provvisorio mentre gli iugoslavi
la intendevano come definitiva. Secondo, si deve purtroppo constatare che il
nostro vecchio Presidente del Consiglio non avesse molta fiducia nella capacità
dei Triestini di autogovernarsi. Gli alleati, inglesi e
americani, non compresero molto bene il concetto di "autonomia" e di conseguenza non prestarono nessuna
attenzione a questa proposta[4]
preferendo concentrarsi sulla divisione del territorio che era la soluzione che
gli inglesi favorivano da sempre e gli americani finirono con l'abbracciare
dopo aver tentato invano di convincere gli italiani e negoziare direttamente
con gli iugoslavi. Quella fu forse
un'occasione perduta per la riunificazione della regione giuliana, ma a
quell'epoca si era ancora nell'epoca degli stati centralizzati e della
divisione internazionale causata dalla guerra fredda. Oggi che il muro di
Berlino è caduto e che gli stati centralizzati vengono rimessi in questione, la
possibilita di una ricostituzione della regione giuliana attraverso la
formazione di una regione transfrontaliera ha forse più possibilità di divenire
realtà. [1] Le "conversazioni" Guidotti-Bebler sono
discusse nei minimi dettagli nell'opera magna sulla questione di Trieste
scritta da Diego De Castro (La Questione di Trieste. L'Azione Politica e
Diplomatica Italiana dal 1943 al 1954, 2 volumi, Trieste: Edizioni Lint,
1981, volume 2, pp. 107-131). [2] Si vedano i seguenti articoli in Review of International Affairs:
"Yugoslavia is Ready to Talk," 26 giugno 1953; Milan Bartos,
"How to Solve the Trieste Question" e Aleš Bebler, "The
Forgotten Elements in the Trieste Problem," entrambi del 1 agosto 1953;
Janez Klemenc, "Internationalization and Triestine Economy," 16
settembre 1953 e Milan Bartos, "What Should be the Status of
Trieste," 16 novembre 1953. [3] Le parole di De Gasperi sono citate in Documenti
di Vita Italiana, novembre 1953, p. 1853.
Si veda anche l'articolo "Gli ultimi sviluppi del problema
triestino," Relazioni Internazionali, 17, 28 (11 luglio 1953), p.
660. [4] Si veda per esempio il rapporto datato 24 giugno
1953 (Record Group 84, Italy-Trieste 1948-54, scatola 3, cartella: Trieste,
Federal Records Center, Suitland, Maryland, USA.), scritto dal Vice-Segretario
per gli Affari Europei, Livingston T. Merchant dopo una conversazione avuta con
l'ambasciatore iugoslavo negli Stati Uniti Vladimir Popovic, nel quale egli
afferma: "Per quanto riguarda la proposta iugoslava del condominio, io ho fatto
notare all'ambasciatore che personalmente dubitavo di tale soluzione perchè mi
sembra essa continui la presente situazione senza ottenere una sistemazione
definitiva del problema." Merchant
nota poi che l'ambasciatore a quel punto "ha cercato di spiegare meglio
che cosa il suo governo intenda per condominio" ma che egli ha fatto
scivolare la discussione su altri argomenti. |